Attacco hacker alla Regione Lazio: il tutto è partito dallo smartworking

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Attacco hacker alla Regione Lazio: il tutto è partito dallo smartworking, è stata violata l’utenza di un dipendente in lavoro da casa.

L’assessore alla Sanità afferma di vivere un momento particolare ove venir colpiti, ad oggi l’attacco informatico tiene in stand by i siti della Regione Lazio dal primo di agosto.

Attacco hacker alla Regione Lazio: il tutto è partito dallo smartworking

Molte le teorie riguardo l’avvenimento, la procura sta indagando anche per terrorismo, Zingaretti afferma che il riscatto per ora, è solo un’ipotesi investigativa.

L’attacco informatico ransomware ha colpito il centro elaborazione dati dell’istituzione sanitaria della Regione Lazio, il primo agosto.

A quanto pare un dipendente in smartworking, possedendo un utenza vulnerabile ha alimentato gli attaccanti a “criptare il backup dei dati”.

La ministra dell’Interno Luciano Lamorgese afferma: “Fenomeno in recrudescenza”.

Inoltre invita ad agire con urgenza per aumentare il livello di sicurezza, la resilienza dei sistemi informatici e l’istruzione degli operatori.

Nel frattempo la procura di Roma assieme a magistrati e pool dell’antiterrorismo indagano sui seguenti reati: tentata estorsione, danneggiamento di sistemi informatici aggravati dalle finalità di terrorismo, accesso abusivo a sistema informatico.

Un grave attacco cibernetico che ha causato un blocco e un caos all’intero sistema sanitario della regione.

Il virus

Il virus che ha infettato il portale della Regione Lazio è un ransomware, ovvero un virus che permette di criptare sistemi e dati.

Inoltre è possibile sbloccarli solo previo pagamento di riscatto, in genere con cripto valute.

Nicola Zingaretti però afferma che per il momento non è stata presentata nessuna richiesta di riscatto, pertanto al momento rimane solo un’ipotesi.

Ciò però mostra quanto sia vulnerabile l’informatica delle istituzioni e questo rimane un grave problema.

L’ipotesi sulla causa

Il ministro Lamorgese afferma al Copasir che il grave evento sia partito dall’apertura di una mail privata.

Queste azioni spesso indeboliscono l’impianto di sicurezza sotto molti aspetti, inoltre un dipendente che lavora da casa ha l’attenzione e la sicurezza più bassa di quanto possa essere controllata in sede.

Per il momento è tutto ancora da definire, oggi pomeriggio ci sarà l’audizione tra il direttore del Dis Elisabetta Bellone e il presidente del Copasi Adolfo Urso, per fornire dettagli più chiari.

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